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25 Febbraio 2008
BORGHI D’ITALIA:
NON PERDIAMO QUESTA RISORSA
di Luciano Tirinnanzi

La “cultura della creatività” ed i piccoli Comuni vanno salvaguardati.Mentre nel Paese impazza la febbre pre-elezioni e tutti si preoccupano di accendere i riflettori sui politici e le loro “nuove” idee per riformare lo Stivale, nell'ombra resta l'Italia quella vera.

Una delle prime domande a cui dovrebbero rispondere i partiti è: “Quale politica di sviluppo per i soggetti più piccoli?”. Sì perché in Italia, su 8.101 Comuni, ben 5.828 risultano sotto i cinquemila abitanti, così come i municipi con più di diecimila abitanti sono poco più di 1.000 ed appena 42 contano oltre centomila abitanti. Faccia riflettere il fatto che, da soli, i Comuni sotto i diecimila abitanti rappresentano circa un terzo della popolazione totale. Come a dire: sono i piccoli borghi a costituire l'ossatura del nostro Paese e c'è da tenerne di conto.Nelle stime economiche attuali, ad esempio, il valore aggiunto dei territori montani (piccoli borghi per loro natura) viene calcolato in circa 203 miliardi di euro, ossia il 16,7% del totale nazionale. Non è poco.
Su questi numeri s'interroga probabilmente anche l'Anci (Associazione Nazionale Comuni d'Italia), che infatti promuove il Club dei Borghi più Belli d'Italia al fine di affrancarli dall'emarginazione proprio perché rappresentano non solo una grande forza-lavoro ma un più che rilevante patrimonio di interessi economici, primo tra tutti il turismo. Questi luoghi sono custodi di storia, arte, cultura, tradizioni, artigianato, prodotti di qualità e molto altro. Del resto l'economia italiana è fortemente orientata al terziario, tanto che nel 2006 questa voce ha rappresentato quasi i due terzi del Pil prodotto, ed il settore turismo continuerà ad essere di primaria importanza nella nostra economia ancora per lungo tempo.
Secondo un importante dato Censis, relativo all'anno appena salutato, gli enti locali ed i soggetti di rappresentanza economica segnalano “…l'esigenza di un presidio forte dell'area vasta in grado di innescare processi di coinvolgimento delle diverse soggettualità presenti nei territori e di concertazione in merito alle azioni da sviluppare”.
Tradotto, il dato significa che la popolazione richiede decisionismo da parte delle istituzioni per ascoltare, coordinare e far progredire le piccole realtà. Sempre secondo il Censis, due terzi del campione intervistato affiderebbe questo potere decisionale alle Province. Proprio oggi, però, nel dibattito elettorale (che finalmente s'interroga sulla riduzione dei costi della politica e delle amministrazioni), si sta pensando di eliminare definitivamente la Provincia come istituzione.
A chi affidare allora il compito di coordinare lo sviluppo di welfare ed infrastrutture dei localismi? Più potere alle Regioni o ai Comuni? Centralizzazione o federalismo? Quale che sia la scelta che verrà adottata dalle alte sfere non si dovrà più prescindere dal riconoscere, tutelare e valorizzare una grande risorsa d'Italia, quella dei piccoli borghi, che invece oggi rischiano la marginalizzazione se non la completa sparizione.
L'Italia non è fatta prettamente di metropoli e grandi agglomerati urbani, ed il progresso non si deduce soltanto dal numero di grattacieli costruiti.
Nel consueto Discorso di Capodanno, il Presidente della Repubblica Napolitano ha asserito che la forza dell'Italia sta nella “cultura della creatività”, la quale rappresenta “...la forza di una tradizione, di un patrimonio e di una sensibilità cui dobbiamo dedicare ben maggiore attenzione”. “Dovunque mi sia recato in visita quest'anno in Europa e fuori d'Europa - ha detto - ho constatato quanto grande sia la forza d'attrazione del nostro patrimonio storico-artistico e culturale, antico e moderno. Un patrimonio che parte da lontano”.
Dobbiamo perciò lavorare in questa direzione, perché questa è l'Italia: quella che parte da lontano, dalle dodecapoli etrusche, dai castra romani, dall'Età dei Comuni... Non furono proprio la frammentazione politica e la presenza di numerose corti intente a primeggiare le une sulle altre, lo sprone per la promozione dell'arte e per uno sviluppo ancora maggiori durante il Rinascimento?
I Comuni, non dimentichiamolo, nascono attraverso la coniuratio, un impegno solenne per una vicendevole collaborazione, pur se in regime di competizione. Max Weber considerava decisiva la formazione di un'associazione di tutti i cittadini in quanto individui. Unendosi, questi si appropriano della sovranità all'interno di questa associazione ed escludono le forme di servitù feudale: il cittadino è libero, il diritto di cittadinanza non ammette nessuna sudditanza, nessuna limitazione alla libertà da parte di un signore feudale. Da qui, si raggiunge il progresso.
Perciò, ben vengano le associazioni, i club dei borghi più belli, i sani campanilismi, testi divulgativi come l’Enciclopedia dei Comuni, purchè si torni a dare forza e valore ai veri soggetti politici, ai luoghi dove vive il popolo, da cui tutto parte e dove tutto poi torna: i nostri piccoli e grandi Comuni.

 

 

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